L’esperimento

21 Mar

Questo gabinetto è sporco come non mai, per fortuna il mio capo non è mai venuto a casa mia, figuriamoci che “storytelling” verrebbe fuori dalla visione del mio bagno. Praticamente la cacca che ci ho appena fatto è la cosa meno disgustosa.

Ho la consapevolezza che non lo pulirò neanche oggi, è il mio giorno libero, quindi penso che andrò a dormire almeno un’oretta, mi sveglierà il fattorino del cinese che mi porta la cena che ho ordinato poco fa.

Questa imbecille serenità rilassata e flaccida in cui mi sono accucciato può essere rovinata solo da una cosa: il sesso!

Devo reprimere lo stimolo sessuale fino a ritrovarmi una larvetta morta in mezzo alle gambe, non posso portare una ragazza in questo vomito di casa. Continua a leggere

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Che cos’è l’amore?

5 Mar

L’amore è quella cosa che va dal momento in cui pensi “che faccia da porca” al momento in cui riesci a fartela dare, punto.

la prima scopata ti riconsente di ragionare e fa da spartiacque tra la pietà e l’ammirazione. Una giusta combinazione di pietà ed ammirazione è la base di tutte le migliori amicizie, nelle quali il sesso può avere un ruolo più o meno determinante.

Solo sesso meccanico non esiste neanche con le bambole gonfiabili, anzi, neanche nella masturbazione puoi eccitarti senza pensare a qualche condimento intorno al semplice fatto di attorcigliarti qualcosa al pisello e farla muovere. Non sono mai stato una donna ma non ho troppo timore di essere smentito se dico che è la stessa cosa anche per loro. Continua a leggere

Il segreto della felicità è la non-droga.

2 Ago

Allora incominciamo la seduta di oggi, chi vuole essere il primo?

Io, per favore vorrei iniziare io, se siete d’accordo.

Ma certo Bellofatto accomodati pure e parlaci della tua esperienza.

Grazie.

Allora, innanzitutto buonasera a tutti e grazie per essere qui, io vi rispetto moltissimo e sono felice di condividere con voi la mia esperienza.

Come tutti voi anche io ho attraversato moltissimi problemi ed infatti mi drogavo, il mio cane pure c’aveva gli stessi problemi miei, e infatti si drogava pure lui, in pratica ci drogavamo insieme, facevamo un po’ io e un po’ lui; tutto questo perchè c’avevamo sti problemi che non sapevamo come fare e quindi facevamo un po’ io e un po’ lui, sia con i problemi che con la droga. Continua a leggere

Chiacchierata alle cinque di mattina

25 Gen

io ed il mio amico immaginario parliamo di cinema, letteratura e del senso della vita.

Mentre Francesco diceva queste cose mi resi conto che intorno a noi si era fatto il silenzio, il cd nello stereo era finito, nessuno lo aveva riavviato e nessuno parlava. In realtà non c’era più nessuno.

La festa era finita, se si può chiamare festa una dozzina di adolescenti cresciuti che fanno finta di essere ubriachi e si preoccupano soprattutto di venire bene nelle foto.

Il nostro coinquilino era già nel letto con la sua ragazza, ed il suo amico venuto dal paese suo sdraiato su di un materasso in mezzo al corridoio. Avevano smesso di fare bolle da uno di quei tubi verde fosforescente, pieni per metà di acqua e per metà di esplosioni di buio seguite da rumore di orecchie che parlano fra di loro. Continua a leggere

L’Umbria Jazz non è ancora iniziato, ma Perugia è già in fermento.

7 Lug

Premessa

Obiettivamente non potrei farvi capire che cosa è realmente l’Umbria Jazz, se prima non vi siete resi conto del contesto della vita notturna di Perugia in un giorno normale. Premetto per completezza che d’inverno spesso ci si annoia sei giorni su sette, e che bisogna aspettare la fine del freddo per vedere la piazza sempre piena e la gente più pazza che dà il meglio di sè. Oltretutto devo aggiungere che la serata di ieri è stata abbastanza particolare, nel senso che serate così a Perugia ne capitano quattro o cinque al mese, di solito il venerdì o il sabato, ammesso che tu le voglia far capitare, altrimenti ognuno è liberissimo di restarne in disparte.

mercoledì 6 luglio 2011

Party mode on, party mode off.

Dopo un pomeriggio di basket, con i piedi che ti fanno male, l’unica cosa che può tirarti su è una doccia fresca, per ottenere migliori risultati, è consigliabile farsela con la musica a palla. C’avevo su una playlist di Bob Andy, e mi insaponavo allegramente mentre quello si dannava l’anima per la nostalgia di casa sua, o altri problemi che non sto a dirvi. Quando esco dal bagno, all’inizio sento solo un basso potente, poi mi rendo conto che c’è una festa a 50 metri dalla mia finestra. Quando dico festa a 50 metri intendo dire che le sole due cose che puoi fare sono: A) chiamare la polizia e sporgere denuncia per disturbo della quiete pubblica; e B) imbucarti alla festa.

Va da sè che qualsiasi maschio ventiseienne sano di mente (a maggior ragione se single), impieghi una media di 0,4 secondi per scegliere l’opzione B. Quindi telefonatina all’amichetto, e vediamoci a casa mia tra mezz’ora. A casa giusto il tempo di farci due cicchetti di Borghetti e Sambuca e fumarci una sigaretta alla finestra (piano terra), anche perchè il viavai che vediamo ed il casino che sentiamo non ti fanno certo venire voglia di passare una serata tranquilla a sfidarci alla Playstation.

Passiamo d’avanti alla festa con nonchalace, come se non fossimo convinti di entrare; però da dentro ci salutano, e che vuoi fare, ci regalano anche l’entrata da VIP. Siamo accolti da una delegazione umbro-lucana, e il discorso scivola sulla qualità della musica. -In effetti prima dalla finestra si sentiva del buon reggae, dico io -Essì adesso è cambiato il DJ e stanno mettendo tutta commerciale, mi fa lui. Mentre diciamo queste cose stanno suonando il cazzo di tormentone di Barbara Streisand.

Io ed Edo decidiamo di entrare nel cortiletto per cercare qualcosa da bere. Dentro non è grandissimo, e la cinquantina di persone che balla ci sta abbastanza stretta, però è figo, le belle ragazze sono in tiro e le brutte ragazze non sembrano troppo in soggezione; ho l’impressione che (a parte noi e qualcun’altro) si conoscano tutti. Il tavolino degli alcolici è un disastro (siamo anche arrivati tardi), completamente coperto di bicchieri sporchi, vi si notano subito gli ospiti d’onore della serata: una buccia di anguria spolpata piena di cannucce ed una maxi insalatiera di mojito ancora piena di ghiaccio fresco. Bicchieri puliti neanche l’ombra. Per fortuna becco un amico molto ben inserito che mi spiega dove trovare la cucina.

Entriamo sgomitando nell’appartamento, e la prima cosa che esclamo è -Maddòòò!!, perchè il lavabo è stipato all’inverosimile di bottiglie vuote, principalmente Bacardi. Troviamo i bicchieri e ci diamo un’occhiata intorno, la festa è molto civile, c’è una chitarra lasciata su una sedia, nessuno la sta sfasciando. Dobbiamo inzuppare il bicchiere nel mojito, visto che il coppino lo abbiamo trovato a terra. Torniamo fuori, gli amici di prima sono spariti, a quel punto ci mettiamo io e Edo in piedi sulle scalette, tra piccoli capannelli di gente, a chiacchierare e guardarci intorno.

-Il punto è che la musica di merda non piace a nessuno preso singolarmente, però se ne accocchi 40 parte inesorabile il tormentone dell’estate. -Shakira ha capito tutto della vita quando ha girato il video a Barcellona, così tutta la marea di gente che ci è andata in vacanza si guarda il video e si gasa. -A Barcellona ci vanno tutti. -Una volta ci ho beccato il pizzaiolo che c’ha il ristorante sotto casa mia. -Poi una volta che ti stai divertendo te ne freghi della musica, anzi più è così e meglio è, in quelle situazioni che ti vuoi ascoltare? Mozart? Tra un aneddoto ed una battuta sulle rispettive città, si è fatta mezzanotte, e precisa come un orologio svizzero arriva la municipale.

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Punto blu, un uomo e una donna, scendono e rimangono 5 minuti a parlare con due tipi, poi si avvicinano al portone del cortiletto, e subito viene spenta la musica. Il Dj al microfono dichiara finita la festa, applauso generale. Non è la tipica scena da retata, sembrano tutti tranquilli, polizia compresa. Escono i documenti, arriva una seconda volante, la gente lascia la festa e si avvia verso il centro, ma senza nessuna fretta. Noi entriamo a farci almeno un ultimo bicchiere, e rimaniamo altri 10 minuti. Al mio amico danno fastidio gli occhiali da sole in testa alla poliziotta, me che ne so, io lo scrivo, magari ha un senso; come potrebbero avere senso per lui le etichette che appiccica addosso a tutti quelli che vede a parlare con la polizia: -E’ arrivato il brillante della situazione, colla sigaretta in mano che parla cogli sbirri; e guarda lo zanniero con la camicia dello stesso colore della maglietta, ma li stai notando? -Ma che cazzo vuoi che mi metto a notare ste cose?

Una tipa dice la sua sul numero dei presenti, confermata la cinquantina, altri due tipi mi spiegano che la polizia è arrivata già due volte. Entriamo per svuotare il mojito, i proprietari di casa puliscono già, due ragazze si baciano, ad un metro un ragazzo ed una ragazza che si baciano anche loro. L’amore è sempre una bella cosa. Il mio amico inserito di prima mi dice che ha paura che abbiano fatto la multa. Esce il Dj, che è il più ubriaco di tutti, e ci chiede di lasciarlo bere, in cambio di una sigaretta. -Ti assumi la responsabilità di Danza Kuduro? Lui usa la solita scusa dei gerarchi nazisti: ho solo eseguito degli ordini.

La festa è davvero finita, ci avviamo in centro tra due ali di muretti che fanno da altare ad un numero imprecisato di paia di cosce in minigonna. Una bella uscita di scena c’è da dire, includendo la scalinata mi sento un po’ Pippo Baudo all’Ariston di San Remo con le decorazioni floreali ai lati.

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Cosa vuoi che sia trovarsi una bella festa a 50 metri da casa ed infiltrarsi allegramente? Al massimo non conosci nessuno, al massimo ti fai due chiacchiere di circostanza, se sei bravo acchiappi, però ci vuole anche culo, bravura e culo: quale delle due mi è mancata stavolta? Se devo essere sincero probabilmente tutte e due, poi c’avevo sta cosa del registratore nel taschino che mi metteva un po’ in imbarazzo, tutte scuse. Di solito per rimorchiare a queste feste possono esserci due tipi di tattiche: quella degli acciaffatori professionisti e quella dei fenomeni.

I Professionisti li vedi all’opera fin da quando sei ragazzino, che loro c’hanno trent’anni e ci provano con quelle della tua età, così impari a riconoscerli. Io all’inizio li ho sempre schifati, poi ho iniziato ad invidiarli, alla fine impari qualcuno dei loro trucchi e capisci che è solo un modo come un altro per rimediare un po’. Visti dall’esterno a volte sono viscidi e melliflui, ma alla fine dei conti trombano sempre più di te. Hanno due competenze specifiche: sono un po’ psicologi ed un po’ attori; in pratica hanno bisogno di qualche secondo per capire il tipo di ragazza che hanno di fronte ed adattare la loro performance teatrale alle circostanze. Se vuoi comportarti come loro posso darti alcune dritte. Innanzi tutto devi essere molto sciolto e spigliato nel parlare, devi mostrarti sicuro di te e perfettamente a tuo agio qualsiasi cosa accada; quindi se qualcuno ti rovescia il bicchiere addosso fatti una risata e mandalo affanculo ironicamente, non ti pulire, lascia che sia lei ad offrirti un fazzoletto, e magari te la porti in bagno per farti aiutare, altrimenti non ci andare da solo, che poi non la trovi più. Poi devi riuscire a non essere mai in disaccordo con la tipa, quindi non parlarle di quanto ti fa schifo Britney Spears, che magari lei c’ha tutti i dischi; insulta Berlusconi, inventa un aneddoto assurdo che ti è capitato in vacanza, se necessario menti, ma scegli argomenti allegri e divertenti, rimani sul vago. A volte rischi di ritrovarti al centro dell’attenzione e circondato da gente affascinata dal tuo carisma, magari qualche sfigato di amico di lei che ti cerca di attaccare discorso da una cazzata che hai sparato solo per fare colpo. Questa è una prova decisiva, se la superi con brillantezza senza sembrare sgarbato e senza farti distrarre dal tuo obiettivo, allora ce l’hai fatta. Poi si passa all’intimità e qui francamente fatti spiegare da tuo padre, dal tuo fratello maggiore o da un amico…

Il discorso è completamente diverso per quanto riguarda i Fenomeni, che potremmo definire delle persone fortunate che vengono immediatamente notate da una tipa che li considera fighi e simpatici; oppure capita che trovi una tipa che ha i tuoi stessi interessi e la pensa esattamente come te, in questo caso puoi considerarlo uno dei tuoi giorni sì. Vedi dei tipi sfigatissimi che se ne stanno seduti colla testa tra le mani a parlare in maniera tristissima di un gruppo underground che conoscono solo loro (e la tipa); quindi si scopano sta figa come non ne hai mai viste in vita tua, e questo è il potere della nicchia. Se invece sei davvero bello (oppure per un motivo qualsiasi lei si attizza con quelli come te) non importa se stai parlando del rigore sbagliato da Baggio ai mondiali del ’94 oppure di quella volta che hai picchiato a sangue tua madre perchè non trovavi la tua maglietta preferita. Lei ti ascolterà tutto il tempo e cercherà pure di mostrarsi interessata e di fare commenti sull’argomento, a volte con risultati pessimi, magari tu la coglioni pure facendoti beffe della sua ignoranza. Nel caso del fenomeno di solito è la tipa che fa il primo passo, e dal momento che dietro un fenomeno spesso si nasconde un timidone, sicuramente un caso umano molto particolare, la malcapitata avrà anche il suo bel daffare per farsi pomiciare.

Anche la piazza vuole la sua privacy.

Piazza 4 Novembre è piena, Corso Vannucci è pieno; il mio amico vorrebbe comprare sigarette e c’è una fila di almeno 15 persone al distributore. All’altezza dell’arco di Via dei Priori c’è un gruppo di musicisti. Li riconosco perchè hanno svariate custodie di strumenti, magliette con il logo dell’Umbria Jazz, pass attaccati al collo, gilet neri e cappellini da jazzer, ce ne sono almeno un paio che sembrano davvero sosia di Renzo Arbore. Si direbbero italiani, e se ne stanno là a chiacchierare mentre qualcuno di loro strimpella, qualche percussioncina strana che credo di non aver visto ed un basso. Sulla magliettina verde c’è la scritta “Berkley college” però parlano italiano, a occhio e croce sembrerebbero ventenni. Edo si imbarazza troppo ad avvicinarli e fare quattro chiacchiere, quindi ci limitiamo ad osservarli qualche minuto, e ci andiamo a sedere sulle scalette. Io ed il mio amico perdiamo tempo chiacchierando, la domanda è: se uno non è razzista, può fare battute razziste senza cattiveria? (Edo ha origini nigeriane) La sensazione è che non ne usciremo tanto facilmente.

Sulle scalette incontriamo un gruppetto di amici, che ci regalano una mezza bottiglia di rosso. Chiacchierando gli racconto la storia del diario, e gli faccio vedere il registratore nel taschino. Ne viene fuori una discussione, nessuno di loro si sente a proprio agio ad essere registrato, sono costretto a spegnere. Privacy, intercettazioni ambientali, polizia postale, diritti d’immagine, anonimato. C’è molta paranoia in questi ragazzi, quando gli faccio notare che molte opere giornalistiche e letterarie sono state realizzate grazie all’aiuto di registratori, uno di loro mi risponde che secondo lui Hamingway non ha mai usato un registratore. Non ho argomenti per rispondere, quindi glisso e torno a farmi gli affari miei per i fatti miei. Chissà come avrà fatto H.S. Thompson quando ha registrato i nastri da cui ha poi tratto il suo capolavoro “Paura e disgusto a Las Vegas”. Tra le tante cose che gli invidio però di sicuro non c’è la tecnologia dell’epoca: i suoi registratori erano delle dimensioni di una ventiquattr’ore con aste di microfono di 30 cm, io ho un aggeggino più piccolo di un cellulare, comodamente tenuto nel taschino. Mi basta avvicinarmi e chiacchierare come farei normalmente per registrare una conversazione. Sempre che quegli altri non si rifiutino.

Cerchiamo qualche bella situazione.

Siamo intorno all’una, Edo se ne torna a casa. In compenso mi raggiunge Michele, e quindi c’è un change di amichetto. Gli spiego la storia del registratore, per lui non ci sono problemi, anzi sembra che gli piaccia.

Michele ultimamente sta in fissa con una tipa che sta qua in Erasmus,che per semplicità chiameremo “l’altolocata”, e quindi (come tutte le sere da qualche mese a questa parte) lui cerca subito di individuarla nella folla, per poi passare tutta la sera a sbirciarla e farmi i suoi commenti, mentre io cerco di tenere i contatti con il mondo reale. Da notare che per la prima volta la vediamo vestita da vera altolocata, con un vestitino color sabbia di bel taglio. Le voglie represse del mio amico lo portano a sentenziare sull’abito e sull’abbronzatura. Il nostro non riesce ad articolare frasi di senso compiuto, e si impantana in un discorso senza capo nè coda sulla immagine pubblica, sui canoni della odierna società, su come l’abbronzatura viene vista nella società degli altolocati. -Secondo me questo discorso è stato superato. Provo a troncarlo, ma è inutile, non si riesce a farlo ragionare. Lei è semplicemente fantastica, nel vestito, nel colorito e nei gesti. Nel notarlo mi sturo la mezza bottiglia di vino. Michele invece è paralizzato e cerca di sfatare il mito di questa ragazza, per rassegnarsi all’idea di lei che tra un paio di settimane partirà e lui non ha avuto il coraggio di parlarle. Alla fine la butta là: -Secondo me si è fatta una lampada. Meglio cambiare argomento. Me ne vado a pisciare e lo lascio lì con i suoi rimorsi.

Superiori.

19 Feb

–      Mi ha fatto chiamare soldato Brett?

–      Affermativo Signore.

–      E’ il soldato Marr quello con la faccia spappolata?

–      Affermativo Signore.

–      E’ stato lei a sparargli soldato Brett?

–      Negativo Signore.

–      E allora chi è stato a sparare al soldato Marr? Continua a leggere

Sarebbero potute essere tre.

13 Feb

Sarebbero potute essere tre. Non una, non due, addirittura tre. Sarebbe stata una giornata fantastica per me. L’avrei ricordata per tutta la vita, il giorno della tripletta; storico.

La colpa non era stata neanche mia; se fosse stato per me ce l’avrei fatta. La prima era venuta così, quasi per caso, non avevo in mente di farlo, non me l’aspettavo. Mi sono ritrovato all’improvviso solo, ce l’avevo di fronte, non c’era nessuno che potesse impedirmelo, e non me la sono lasciata sfuggire.

Non avevo mai fatto una cosa così, non credevo di essere il tipo di persona che fa queste cose; eppure quando era chiaro che i fatti stavano andando in quella direzione, qualcosa si è come acceso in me. Giuro di essermi meravigliato di me stesso, il modo in cui mi sono mosso, la velocità, la decisione, tutto perfetto, come se non avessi fatto altro nella vita. Continua a leggere