Pierpaolo Bresciani

8 Ott

 

Pierpaolo in rossonero

 

La storia del calcio è strana. La storia del calcio è fatta di campioni, di vittorie e di trofei, senz’altro. Ma se la leggiamo dal punto di vista dei tifosi, la storia è fatta di emozioni indelebili, sorprese, imprese inspiegabili e stupefacenti.

Proprio per questo motivo, nella mente dei tifosi quando si parla di attaccanti del Foggia, accanto ai giganti Nocera, Signori e Baiano, trova posto uno che di gol non ne ha segnati poi così tanti, ma è riuscito a legare il suo nome ed il suo volto ad emozioni che  per un foggiano sono paragonabili ad una vittoria in Champion’s League.

Parlo di Pierpaolo Bresciani, attaccante trentino classe 1970, arrivato al Foggia nel 1992-93 dopo che la società aveva fatto la scelta di rifondare completamente la rosa. Via i miti del ritorno in A, Peppino Pavone pescando tra B e C, assembla un gruppo sul quale in pochi sono disposti a scommettere. Dalla B e dal Palermo arriva Bresciani, cresciuto a pane e polenta, formatosi nelle giovanili del Milan, una discreta trafila nelle serie inferiori, arriva dopo una stagione da titolare impreziosita da sei reti, che non riescono però a portare il Palermo alla salvezza.

L’avvio di stagione è duro, il Foggia fatica a staccarsi dalla zona retrocessione, l’aria che tira è quella di un idillio durato davvero poco, un sogno infrantosi di fronte alle logiche del profitto. Di certo nessuno avrebbe immaginato quello che sarebbe potuto accadere il 12 dicembre, quando allo Zaccheria arriva la Juventus di Trapattoni, Vialli e Baggio (assente per infortunio).

Lascio il racconto dell’1-0 di Bresciani al collettivo Lobanowski dal libro “Juve o Milan? Meglio il Foggia”:

Quando Bresciani si trovò dinanzi a Peruzzi ebbi il tempo di pensare che, da quella posizione, raramente si sbaglia, che forse era fatta, che si poteva segnare un gol alla Juventus, ricacciare in gola ai tanti gobbi che conoscevo anni di sudditanza psicologica, esplodere come non mi era mai capitato. Tutto questo pensai, con la velocità di un cervello cosciente, prima di ritrovarmi sommerso dall’abbraccio di cinquemila sconosciuti e dal boato di ventimila e passa individui che urlavano al cielo la loro assoluta incredulità.”

La salvezza arriva tranquilla, smentendo tutti, e Pierpaolo è uno dei punti fermi della squadra.

La stagione successiva è quella del miracolo sfiorato, della coppa uefa persa all’ultima giornata contro il Napoli; su quella partita Bresciani dichiarerà che il Napoli fu favorito dall’arbitraggio, rigettando qualsiasi magheggio, combine o corruzione.

Come tutti sappiamo quella fu l’ultima partita di Zemanlandia1, e l’anno successivo il Foggia non riuscirà a riconfermarsi, scendendo in serie B. L’ultima in A col Foggia, per Bresciani è la stagione del record gol in carriera (7) ed anche della partita più bella della sua vita. Ancora la Juventus allo Zaccheria, questa volta una doppietta, il Foggia vince due a zero, quella stagione sfortunata regala comunque ai tifosi questa seconda emozione indimenticabile: battere i padroni del calcio italiano su un campo di provincia, con una squadra “fatta in casa” come la pasta della domenica, in barba alla galoppante industria del calcio-business, in barba alle triadi, al doping ed alla sudditanza psicologica.

Io ero solo un bambino e di quella domenica ricordo che ero a piazza P.Pio a giocare con gli altri bambini, quando improvvisamente vedo gli “adulti” che si abbracciano, urla dai balconi, clacson e trombette come ne vidi solo per il mondiale del 2006, e perdonatemi l’innocenza. Bresciani oltre ad essere un mito per i ragazzi diventa anche un’icona per il tifo rosa: chi ha dimenticato la sua foto in vetrina in via Arpi e, per chi in quegli anni era a scuola, le scritte “Bresciani 6 bono”? Roba d’altri tempi.

Dopo aver rievocato momenti come questi, sembra superfluo parlare di ciò che venne dopo, la serie B, Pierpaolo che lascia Foggia per trovare fortuna a Bologna e Venezia, poi il ritorno a casa per tirare gli ultimi calci nel Trento che lo aveva lanciato a 18 anni. Attualmente Bresciani è allenatore della Primavera del Mezzocorona, squadra della provincia di Trento militante in 2^divisione. Nella vita, oltre al calcio, è un grande appassionato di mountain bike, disciplina in cui alla soglia degli “anta” è ancora in grado di cimentarsi in prove durissime, d’altra parte quando uno ha salito i gradoni dello Zaccheria e segnato tre gol alla Juve, scalare montagne in bici deve sebrare una passeggiata.

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