Pasquale Padalino, da San Michele al Camp Nou

14 Ott

 

Figurina di Padalino nel Foggia 1991/92

 

E’ con un certo orgoglio campanilistico che mi accingo a dedicare il quarto appuntamento con la rubrica dell’ ex-rossonero ad un “foggiano di Foggia”: tal Pasquale Padalino, uno che nella hall of fame dei notabili foggiani ci entra di diritto.

Pasquale nasce a Foggia in 26 lugio del 1972. Viene tirato su calcisticamente nella Juventus San Michele, dalla quale viene prelevato dal Foggia all’età di dodici anni. Nelle giovanili rossonere inizia come centrocampista centrale, fino al giorno in cui Caramanno, lo nota ed ordina a Pavone di aggregarlo alla prima squadra. Era l’anno della promozione in serie B, e per il sedicenne Padalino arrivano due presenze. L’anno successivo vede il ritorno di Zeman in panchina e Pasquale, trasformato in difensore, è considerato una promessa dal mister che lo impiega regolarmente in entrambe le stagioni che portano alla promozione in A. Pasquale è soprannominato “Diesel” perché, privo di esplosività ma dotato di grande tenacia, entra in condizione quando la partita è in corso e riesce a resistere nelle battaglie più dure. In estate il Milan ed il Napoli si contendono il suo cartellino, si parla di tre miliardi e mezzo di Lire, ma Casillo lo trattiene. Con l’arrivo in serie A Zeman comincia a preferirgli giocatori più esperti; scende in campo quindici volte, ed a fine stagione manifesta il desiderio di trasferirsi. La società reagisce male e Pasquale, insieme a Codispoti, Consagra e Rosin, viene addirittura messo fuori rosa ed allontanato dal ritiro estivo di Campo Tures.

Nel novembre 1992 si accasa al Bologna, in serie B, dove trova una situazione precaria, che porta all’avvicendarsi di tre allenatori diversi. In una stagione sfortunata, Pasquale riesce a fasi alterne a ritagliarsi comunque lo spazio di cui un giovane emergente necessita per sviluppare le proprie qualità. Infatti l’anno successivo arriva la consacrazione in serie A con la maglia del Lecce, con cui scende in campo trenta volte realizzando anche tre reti. All’inizio della stagione 1994/95, Peppino Pavone lo rivuole al Foggia (non centra nulla che Zeman fosse appena passato alla Lazio), ed in quella che ad oggi è l’ultima annata del Foggia in serie A, guida la retroguardia con autorevolezza.

Padalino è diventato uno dei difensori più promettenti del calcio italiano, perfetto per approdare ad una società ambiziosa, come la Fiorentina, tornata da un anno in A, e da poco passata in mano a Vittorio Cecchi Gori, dopo la scomparsa del padre Mario. Il suo primo anno a Firenze è subito esaltante, Pasquale insieme ad Amoruso e Toldo, forma uno dei pacchetti arretrati più solidi del campionato, ed i viola trascinati dai gol di Batistuta e di un certo Ciccio Baiano chiudono al terzo posto e conquistano anche la Coppa Italia. L’anno seguente la squadra arriva fino in semifinale di Coppa delle Coppe, quando viene eliminata dal Barcellona di Ronaldo. Arrigo Sacchi crede in lui e lo chiama per esordire in Nazionale nell’amichevole della pace che l’Italia però perde in Bosnia. Pasquale è piaciuto al Ct nonostante la sconfitta, ma purtroppo per lui quella figuraccia azzurra sancisce la fine dell’era Sacchi, e gli allenatori successivi non lo confermeranno.

Dopo la parentesi di un anno con Malesani, nel 98/99 sulla panchina Viola si siede Giovanni Trapattoni, e la Fiorentina vive una delle sue annate più memorabili. Il girone d’andata è dominato, Batigol e “o’ animal” Edmundo sono incontenibili, la Fiorentina in casa le vince tutte ed il Milan è costretto ad inseguire. Fino a quando Batistuta, proprio contro il Milan, subisce un infortunio serio e, complice la follia di Edmundo che scappa in Brasile per il carnevale, i Viola perdono posizioni; chiudono al terzo posto che significa comunque Champions League.

Per quanti ricordano le gesta di quella squadra, si trattò di una delle pagine più emozionanti del calcio italiano. Pasquale, almeno nella prima parte, le vivrà da protagonista, riempiendo d’orgoglio i cuori di tutti i foggiani, che di sicuro ricorderanno anche un “gollazzo” di Bressan contro il Barcellona. Se quella 1999/2000 non divenne la stagione più bella della sua carriera, la colpa è degli infortuni, che lo costringono a saltare oltre mezza stagione. E’ la fine dell’avventura toscana, Padalino si trasferisce al Bologna, città che evidentemente non gli porta troppa fortuna, ed in cui non viene amato dai tifosi. A fine anno viene scambiato con Fresi ed approda all’Inter. Ancora guai fisici gli impediscono di scendere in campo, e la grande occasione si tramuta in delusione, Pasquale riesce a timbrare il cartellino solo in una gara di Coppa Italia contro l’Udinese.

Le ultime stagioni da calciatore sono con la maglia del Como, una in serie A e l’ultima in B. Padalino si ritira nel 2004 a trentadue anni.

Nel 2006 inizia l’avventura come allenatore, chiamato da Giampiero Ventura a ricoprire il ruolo di vice nell’Hellas Verona. L’anno successivo segue il suo mentore al Pisa, dove rimane per due stagioni. Nel 2009 la Nocerina gli affida, a campionato in corso, l’incarico di sostituire Matteo Pastore. La squadra versa in pessime condizioni di classifica e grazie alla cura Padalino riesce a risalire sfiorando la zona play-off. Inspiegabilmente la tifoseria lo contesta, e lo porta alle dimissioni nel marzo 2010; oggi sono in molti a Nocera a rimpiangere la mancanza di fiducia e di lungimiranza nei confronti di un tecnico emergente.

La cronaca dei giorni nostri ci racconta di un Padalino più volte accostato alla panchina del Foggia, fino alla svolta societaria ed agli sviluppi che conosciamo. Ultimamente lo abbiamo visto impegnato anche come commentatore sportivo, aspettiamo di sapere quali saranno le prossime mosse di quello che da più parti viene indicato come un allenatore molto serio e competente. L’augurio è che Pasquale, il ragazzo del San Michele, possa in futuro riaprire il capitolo foggiano ed aggiungere pagine gloriose alla storia di uno dei personaggi di maggior successo nati nella nostra città.

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