I Celtics evidenziano i limiti di Miami.

27 Ott

 

LeBron, tutto fumo, vogliamo l'arrosto.

 

La stagione 2010-11 è finalmente iniziata, regalandoci subito la sfida tra le favorite dell’ Est. Miami di scena a Boston, dove perde di misura, dopo essere stata però anche molto lontana per lunghi tratti; nel finale un guizzo d’orgoglio degli ospiti li porta fino al -2, ma gli ultimi secondi non sono da grande squadra, e Boston ha troppa esperienza per non piazzare i colpi decisivi.

Nella fase centrale della partita sembra addirittura che Boston debba dilagare, con i suoi “big three” super caricati dalla sfida. Grande soprattutto Garnett che cancella Bosh, davvero troppo timido. Pierce si prende tutta la responsabilità di minare le certezze di LeBron, e nonostante lo score di 31 punti, non si può dire che il Prescelto abbia giocato una grande gara. Il buon Paul quasi ci rimette la schiena per prendere uno sfondamento da James che obiettivamente commette fallo, ma gli arbitri chiamano fallo alla difesa. Allen sceglie sempre il tiro migliore, e ne mette tantissimi, tra cui la tripla che spegne la rimonta di Miami: un killer.

Viste le difficoltà in attacco della sua squadra James fa la cosa che gli riesce meglio: comincia a giocare da solo. E ad onor del vero ci riesce anche, ma non era quello che a Miami volevano vedere. Assodata l’incapacità per due quarti di dialogare con i compagni, nel terzo LeBron comincia ad ignorarli, e come se fosse ancora all’high school inizia a portare palla, penetrare e tirare da tutte le posizioni. Miami risale nel punteggio, ma le vecchie volpi di Boston non si impressionano più di tanto, sanno che non può durare tutta la partita. Un paio di episodi esplicativi: un rimbalzo in difesa senza quasi avversari destinato comodamente nelle mani di Bosh su cui LeBron si avventa come un falco con un salto di due metri, Chris Bosh gli fa una faccia incredula e lui sembra rispondergli: “temevo che non la prendessi”; un’altro brutto segno è un contropiede toppato, con Wade ben appostato per il passaggio comodo e James che va tutto solo contro tre avversari, finendo come un treno addosso al povero Pierce.

Proprio nel conto dei canestri facili possiamo trovare una chiave di lettura della partita. Come è possibile che con due bolidi umani come Wade e James, Miami non riesca ad azzeccare un contropiede? La prima risposta è che i due si sono ignorati, dopo una manciata di passaggi svogliati e sbagliati tra i due si è stabilita una cortina, non proprio un toccasana. Il resto della squadra ovviamente ha risentito della brutta aria che tirava tra i due big, con effetto paralizzante un po’ per tutti.

Insomma possiamo dire che Boston si sbarazza, con classe ed esperienza, dei Cavaliers dello scorso anno, ai quali non basta il solito ottimo LeBron. Aspettiamo con fiducia che si renda conto di essere a Miami.

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