Beppe Signori,”ciao bomber”.

30 Ott

 

un giovanissimo Beppe Signori

 

Giuseppe Signori forse non avrebbe dovuto giocare a calcio, era troppo piccolo e magrolino per farlo. Glielo aveva detto anche Mario Corso, che lo allenava nella Primavera dell’Inter. E così Signori finisce al Leffe, nell’interregionale. Ha sedici anni (è nato nel ’68 ad Alzano Lombardo), e si guadagna da vivere facendo l’operaio nella fabbrica del presidente della squadra. Si può dire che il calcio sia il suo hobby. Nel suo primo anno, stagione ‘84/85, il Leffe sale in C2; lui vede il campo otto volte e segna cinque gol; un’ottima media, ma il mister Maestroni decide di allargarlo a mezz’ala, per sfruttare la sua velocità  e la bravura nel fornire assist ai compagni.

In breve comincia ad essere considerato uno dei migliori esterni emergenti. Viene ingaggiato dal Piacenza che dopo la prima stagione in C1 lo presta al Trento per fargli fare un po’ di esperienza ancora in C1, prima di tornare ai biancorossi, saliti in serie B.

Complessivamente in questi tre anni segna nove reti, ma il suo contributo principale sono i cross dalla fascia; un ottimo rifinitore insomma. Zeman la pensa in maniera diversa. Lui e Pavone convincono Casillo ad un investimento importante; Beppe si presenta in ritiro ed il mister lo accoglie con la famosa frase “ciao bomber”, facendogli venire il dubbio di essere stato scambiato per qualcun altro.

Campionato di serie B ‘89/90, Signori gioca e segna, combina a velocità pazzesca con Baiano e Rambaudi; il tempo di una stagione per assimilare gli schemi ed ecco che la squadra è pronta per dominare il campionato cadetto, e presentarsi in serie A.

Il suo primo gol nella massima serie lo segna al Parma alla quinta giornata: azione di contropiede, si avventa su un pallone che sembrava perso, salta un tackle, entra in area e fa sedere il portiere, il tutto a cento all’ora.

Segna un po’ meno di Baiano, ma gli fornisce anche numerosi assist, non è più un centrocampista, non è ancora il centravanti che sarà alla Lazio, è l’esterno ideale del tridente di Zeman; capace di attaccare gli spazi in contropiede, dribblare e mettersi al servizio della squadra; e appena vede la porta non gli serve più di un secondo per trafiggere il portiere in tutti i modi. Di destro e di sinistro, come contro il Napoli al San Paolo, la sua prima doppietta, un gol per piede, uno più bello dell’altro; il titolo della gazzetta di lunedì è “il calcio più bello del mondo”, se abbiamo potuto credere che la serie A lo fosse il merito è anche di quel Foggia. Sul finire di quell’anno Arrigo Sacchi comincia a convocarlo per le qualificazioni ai mondiali in USA.

Zeman crede che i protagonisti di quella cavalcata debbano proseguire le loro carriere nelle grandi squadre, e Beppe è di sicuro uno dei pezzi pregiati sul mercato. In estate passa così alla Lazio dell’ambizioso presidente Cragnotti. La piazza è calda, i tifosi dubitano dell’acquisto di Signori, chiamato a rimpiazzare il bomber Sosa, ancora non sanno di aver trovato un nuovo idolo. Alla prima partita segna due gol, e va avanti con una media realizzativa mostruosa, 26 gol in 32 partite; è il capocannoniere del campionato e trascina la squadra in Europa dopo un’assenza di quindici anni. L’anno dopo è ancora più incredibile, rimane fuori per due mesi a causa di un infortunio ma vince di nuovo la classifica cannonieri, 24 partite 23 gol, fate voi i calcoli.

La cosa di Signori che mi ha sempre stupito di più erano i suoi rigori: li tirava senza rincorsa, i portieri ne rimanevano ipnotizzati; a volte non si tuffavano neanche, tanto era lo sconforto causato da uno stile di battuta che non dava indizi sulla direzione del tiro, reso possibile dalla potenza esplosiva di quel piede sinistro.

La nazionale impegnata ad USA ’94 conta su di lui, Sacchi sembra disposto a fare un passo indietro sul suo credo tattico e schierare la coppia atipica Baggio-Signori; ma dopo la prima partita persa contro l’EIRE, il CT gli chiede di transitare sulla fascia; lui non la prende benissimo, ma si adegua. Sacchi gli dà un segnale importante nel match contro la Norvegia, quando all’espulsione di Pagliuca sostituisce Baggio, e non lui, con Marchegiani. La leggenda narra che Signori fosse appena venuto a conoscenza della gravidanza della fidanzata Viviana, è in trance agonistica, impossibile sostituirlo; secondo Zeman quella sarà la partita più bella della carriera di Beppe, che realizza l’assist per il gol di Dino Baggio con cui l’Italia si aggiudica la sfida. Prima della semifinale però avviene il fattaccio: Signori chiede a Sacchi di giocare punta, ma il mister è inamovibile e gli nega il posto tra i titolari, ed anche la possibilità di giocare la finale; chissà se con un suo rigore… decisamente meglio non pensarci.

Tornato da quella esperienza ritrova Zeman in biancoceleste, e la Lazio chiude al secondo posto in serie A. Al termine di quell’anno Cragnotti annuncia di volerlo cedere al Parma per ventidue miliardi, salvo doversi rimangiare tutto a seguito della contestazione dei tifosi; il contratto era praticamente cosa fatta, e i presidenti delle due squadre dovettero annullarlo per scongiurare problemi seri di ordine pubblico. Beppe ripaga questo affetto con il terzo titolo di capocannoniere ed il terzo posto in campionato, condito anche da una bella avventura in coppa UEFA. La stagione ‘96/97 è meno fortunata, Zeman viene esonerato, Dino Zoff traghetta la squadra fino a giugno, quando la società sceglie l’ex allenatore della Sampdoria Eriksson. Il nuovo tecnico non punta molto su Signori che finisce spesso in panchina, fino alla rottura definitiva in occasione di una gara di UEFA contro il Rapid Vienna: Beppe si riscalda a lungo, ma all’ultimo il mister manda in campo Nedved. Non attraversa un buon momento di forma, e forse con troppa impulsività chiede il trasferimento già a gennaio; finisce alla Sampdoria, ma non andrà bene.

Rinasce calcisticamente a Bologna, grazie a Mazzone che l’anno prima aveva riconsegnato al calcio l’amico Roby Baggio. L’area felsinea lo rinfranca e a trent’anni Signori torna ad incidere, formando una coppia micidiale con Kennet Andersson; a Bologna nasce anche la sua secondogenita. Nuovamente un suo possibile trasferimento fa accendere le ire dei tifosi, al suo posto andrà via l’allora tecnico Guidolin.

Nel 2004 Signori capisce che il suo fisico non può più reggere le fatiche della serie A, sceglie così di emigrare prima in Grecia e poi in Ungheria, chiude la carriera come ambasciatore del calcio, venendo accostato anche al progetto di lancio della cultura calcistica in Iran ed Australia.

Dopo l’esperienza dirigenziale alla Ternana, oggi è commentatore radiotelevisivo per la RAI. Ha anche conseguito il patentino da allenatore, compagno di classe dell’ex socio Ciccio Baiano, e non nasconde di voler tornare al calcio seduto in panchina. Ovviamente è dichiarata la sua fede Zemaniana nel 4-3-3; il minimo per uno che non doveva neanche giocare a calcio e che con un “ciao bomber” ha visto trasformata la sua vita.

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