Cose nuove

6 Nov

E ogni giorno succedevano cose nuove, cose diverse, cose assurde, cose incredibili, la mia vita era talmente movimentata che io mi annoiavo tantissimo, non riuscivo a parlare con una persona interessante per più di un pomeriggio perché il pomeriggio seguente avrei sicuramente avuto a che fare con altre persone, alle quali non sarei riuscito a negare il mio tempo e la mia cordialità. Anche i posti sembravano non rimanere mai gli stessi, pur essendo fisicamente gli stessi, i bar, le vie, le piazze, apparivano esteriormente differenti ogni volta che ci passavo. Anche le pochissime persone che vedevo con una certa regolarità avevano qualcosa di cambiato ogni tanto, qualcosa di indefinibile, un’impressione mia mi dicevo, ma tant’è, in questo turbinio di volti, esperienze e cambiamenti, anche mia madre, anche la mia ragazza, sembrava subissero delle trasformazioni o dei piccoli cambiamenti che le rendessero meno familiari di quanto non sarebbero dovute essere.

Non riesco a spiegarmi?

Provo ad essere concreto, non mi ero mai accorto che mia mamma avesse quel neo sul labbro, eppure ora lo so, è lì dove chiunque avrebbe dovuto vederlo da sempre, eppure io l’ho notato con stupore e la prima volta che ci facevo caso la fissavo stranito, tanto che anche lei ha iniziato a credere che ci fosse qualcosa che non andava nel modo in cui la guardavo, probabilmente deve aver pensato che avevo fumato troppe canne.

Un’altra volta ho chiamato Mario, il mio migliore amico per chiedergli se volesse venire con me allo stadio e lui mi ha risposto che non poteva in mezza giornata senza preavviso arrivare a Foggia da Milano… dopo un secondo di esitazione gli ho risposto facendo finta di nulla, eppure posso giurare di non essermi mai accorto che il mio migliore amico da due anni lavorava in un ufficio di assicurazioni a Milano, giusto un po’ strano no?

Ora vorrei trovare le parole giuste, so che non sarà facile, ma vorrei riuscire a trasmettere a questo foglio le mie sensazioni e l’angoscia provata uno dei giorni più incredibili di questa mia esperienza nel surreale, si tratta del giorno in cui litigai di brutto e ruppi con la mia ragazza.

Avevamo un appuntamento alle nove, ma io ero sotto casa sua dalle otto, una delle prime cose a cui mi ero abituato era stato mettere in conto che gli orari dei miei impegni potevano essere da me “fraintesi”, dopo oltre due ore fermo vicino ad una Punto blu, la vedo urlarmi dal finestrino di una Polo nera, avevo già sbagliato macchina, ok. Entro al posto del passeggero e mi siedo, io non ho mai avuto la patente, la saluto baciandola e lei è già un tantino irritata perché mi aveva già detto mille volte (secondo lei) che odiava che mettessi cravatte colorate su una camicia bianca; in effetti questa era bella, credo di non aver mai posseduto una cravatta, eppure i miei occhi lo confermavano, avevo una camicia bianca con su una cravatta color verde pistacchio. Allora provo a scusarmi col mio miglior sorriso iniziando a sfilarmela, ma è peggio, lei mi urla: -Non crederai mica di andare in giro con la camicia aperta, mica stai andando in discoteca!!!!-

Io mi rendo conto che non è il caso di assecondare l’irrefrenabile e fragorosa risata che mi parte dalla laringe, ingoio, la bacio sulla guancia, e le dico, già hai ragione amore, scusami. Tra me e me mi chiedo come ho fatto a fidanzarmi con una maniaca dell’abbigliamento.

-Vabbè lascia stare, buon anniversario tesoro…

(un anniversario? Allora deve essere una storia seria)

-Ma chè te ne sei dimenticato come sempre?

Io ero preparatissimo a queste evenienze, allora mi frugo le tasche e tiro fuori un cofanetto.

-Ma cosa dici??? Volevo farti una sorpresa amore!

(tutta questa conversazione si fa sempre più assurda, MA CON CHI SONO FIDANZATO?)

Lei abbozza un sorriso scocciato e scarta il pacchettino, per la verità un po’ sgualcito dopo essere stato alcuni mesi nelle tasche dei miei pantaloni pronto ad ogni evenienza.

_Uffa!!! Ma perché cerchi sempre di regalarmi cose del tuo colore preferito??? A me non piace l’azzurro!

In effetti era un paio di orecchini con pietre azzurre, (ma se il mio colore preferito è il rosso?) io sto perdendo il controllo, la situazione mi presenta già troppe stranezze tutte insieme, non sono preparato, allora mi imbroncio un po’, lei allora inaspettatamente si intenerisce, sbuffa un pochino però mi bacia e mi dice che non fa niente, sono bellissimi lo stesso e li metterà se a me fa piacere. Allora fruga sotto il suo sedile e mi tira fuori una scatola da scarpe di un negozio sportivo (almeno questo dei miei gusti di abbigliamento lo sa), da cui escono fuori un paio di Adidas bellissime, se non fosse per il fatto che fossero azzurre, allora lei capisce che qualcosa non va e si rabbuia di nuovo, io la ringrazio tradendo forse nervosismo, lei ricambia il mio bacio e mette in moto senza commentare.

La serata si preannuncia tesa.

Io mi metto a giochicchiare con la radio in cerca di una stazione che passasse una bella canzone, lei si infastidisce ancora di più “perché le sto facendo venire il mal di testa e poi sulla radio di prima passavano quel pezzo che a lei piace”, io c’ho già un senso di disagio che mi ha preso alla bocca dello stomaco, evito qualsiasi discussione, rimetto la radio di prima e mi sdraio sul sedile zitto, guardando fuori dal finestrino la città striata dalla pioggia calda e lenta dell’autunno. Cerco di rilassarmi nel silenzio rumoroso del pop commerciale che non trasmette nulla al mio cervello che possa turbare il flusso dei miei pensieri. Inizio a riflettere sulla persona che ho al fianco, cosa può averci accomunato magari in passato? Forse quando ci siamo conosciuti eravamo delle persone diverse ed ora siamo talmente affezionati che non riusciamo a separarci l’uno dall’altra? Tecnicamente possibile, ma io non saprei dire se fosse davvero così.

Cerco di mettere insieme le informazioni su di lei che mi vengono in mente.

Mi ricordo benissimo che ci siamo conosciuti all’università il primo semestre del secondo anno che seguivamo entrambi il corso di semiotica del testo, poi l’ho rivista una sera in piazza e l’ho salutata, lei mi ha ricambiato con un trasporto superiore alle mie attese, in parte frenato dalla timidezza che la faceva arrossire, una caratteristica che evidentemente io adoravo di lei. Da lì è stato un po’ un colpo di fulmine, la sera stessa eravamo seduti sull’erba al chiaro di luna a raccontarci episodi divertenti, poi il primo bacio, e lei che mi chiede di riaccompagnarla a casa che si è fatto tardi, io che le dico di non avere la macchina, lei che mi guarda e mi abbraccia come una bambina farebbe con il suo orsacchiotto di peluches, mi bacia decisa ed inizia a sfilarmi la felpa. Facemmo l’amore lì sotto il cielo stellato, come se fosse la cosa più scontata del mondo, come se fossimo nati per essere lì in quel momento a farlo.

Dopo di allora ho un mare di ricordi confusi e fluttuanti dal quale emergono flash di episodi, alcuni piacevoli ed altri tristi. Pescando in quest’atmosfera di nebbia fumosa al profumo di vaniglia, posso dire con certezza che lei avesse un cane, che per la verità era più che altro di suo fratello e lei lo teneva solo per qualche passeggiata. Mi ricordo che a volte avevamo discusso, ma senza mai litigare: ogni volta che io avevo delle opinioni che lei non condivideva era un momento triste, lei a volte piangeva, ma più che altro per il fatto in sé di aver scoperto qualcosa che ci allontanasse; poi tutto finiva con me che ci scherzavo su e lei che cercava di farsi una ragione, ma secondo me sotto sotto accumulava malumore.

Io me ne ero accorto chiaramente una volta, era domenica e lei aveva annullato un’uscita con le amiche a causa di una sua amica che all’ultmo aveva avuto un imprevisto, io ero già in clima partita con tappa al bar pre-incontro, sciarpa e biglietto già in tasca, lei si presenta al bar tutta in tiro, triste per l’appuntamento saltato, e mi chiede, o meglio mi implora di portarla al cinema lo stesso io e lei. Io lì per lì penso che non avrei cambiato il mio programma, e che lei per una sera sola poteva tranquillamente starsene buonina a casa a guardare la tele o ,che ne so, trascriversi gli appunti di Letteratura Moderna, qualsiasi cosa, ma perché privarmi del mio passatempo preferito? Per una sera pazienza. Mentre sto per annunciarle il mio, affettuoso, rifiuto, mi rendo conto che i suoi occhi si stanno bagnando, come se si aspettasse la mia risposta e temesse di essere subordinata alla mia squadra, al calcio, ai miei amici. A quel punto ho cambiato parere in maniera drastica, quella espressione indifesa quasi supplichevole di una ragazza, la mia ragazza, che non avrebbe accettato facilmente un rifiuto, mi aveva fatto sentire un po’ uno stronzo, da un altro punto di vista anche orgoglioso e contento di avere una creatura la cui felicità potesse dipendere da una mia decisione.

Questa era lei, una gattina timida ed innamorata, che ti faceva sentire la persona più importante della sua vita, e alla cui io dovevo gran parte della mia felicità.

Quindi avevo le mie ragioni per sentirmi a disagio di fronte al distacco e al fastidio ragionato con cui mi stava trattando, questo viaggio nella nebbia dei ricordi rafforzava questo mio sentimento, ma al tempo stesso mi allontanava dalla realtà che avevo di fronte in quel momento, come ho detto dal principio di questo racconto: le cose sembravano diverse da come le ricordavo.

 

26\27 – 6 – 2009

 

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