Finisce che muore

6 Nov

L’unica speranza concreta che mi rimane è quella di impazzire nel più breve tempo possibile, così da smettere di cercare una soluzione ed accettare le cose per quelle che sono. Messa così la pazzia è la scelta più razionale. Arrendersi, lasciarsi andare, cedere mentalmente, far scivolare il cervello giù per l’imbuto fino al punto in cui non riesce più a scendere e si incastra, adagiandosi comodamente nella sua nuova dimensione, rimpicciolimento della realtà a misure più consone, fine degli sprechi di energie, fine degli sforzi, fine della sofferenza, come morire ma senza morire, semplicemente essere vivi e felici, senza chiedersi più niente, essere prigionieri ma sentirsi liberi. Ed è questo che farò, scivolerò in questo imbuto e mi ci incastrerò, sforzandomi all’inizio di non guardare in alto, finchè mi ci abituerò, sperando che dall’alto non vengano a cercarmi, né i ricordi, né le ambizioni, né le passioni, tutte quelle cose che ora mi fanno soffrire, per le quali non vale più la pena di perdere tempo.

Perché pensare ancora ai lavori lasciati in sospeso, ai clienti che mi staranno maledicendo, alla mia ragazza che starà schiumando rabbia sfogandosi al bar con le sue due migliori amiche per l’uomo che avrebbe finalmente sposato che di colpo era sparito nel nulla. Ma soprattutto perché continuare a preoccuparsi per la segreteria telefonica che di sicuro avrà già esaurito il nastro, senza che nessuno possa cambiarglielo.

Quello splendido oggetto di design del mio telefono perfettamente abbinato con l’arredamento minimal del mio appartamento da 800 dollari al mese, costretto a registrare da ormai quattro giorni gli insulti dei clienti, della mia (ex?) ragazza e magari anche di Mark e Sebastian che mi avevano chiesto di comprargli i biglietti per la partita dei Knicks… Cavolo ragazzi, quei biglietti sono sul mio comodino, se solo potessi ve li lascerei prendere, e prendete pure anche il mio, portateci chi volete al mio posto, il vostro cuginetto, o la ragazza con cui volete provarci, che ne so… No Mark mi dispiace, lo so che sei appena tornato dalla missione di un anno e mezzo in Afganistan, lo so che per una settimana non ho avuto il tempo per uscire, ma mi sa che dovremo rimandare ancora, almeno per un po’, spero magari la settimana prossima, non so… Che bello c’è un gabbiano!

Questo non può che essere un buon segno, se ci sono i gabbiani allora c’è vita, magari qui intorno c’è qualcosa da mangiare. In effetti sto morendo di fame, e di sete. Nello zaino avevo una bottiglia d’acqua che è praticamente finita, ed un paio di panini tra l’altro zuppi di acqua di mare, ma il secondo giorno li ho mangiati lo stesso, non erano cattivi, forse un po’ salati. Magari è il momento di farsi un giro qua intorno per vedere un po’ cosa riesco a rimediare. Da questa spiaggetta vedo solo dei cespugli, qualche palma e quella parete rocciosa tutto intorno. Magari dovrei provare a salirci su per vedere cose c’è.

Comunque è altissima. Strana questa spiaggia, la sabbia bianchissima, il mare trasparente e questa parete, ecco i confini del mio mondo. C’è davvero da uscire pazzi: io da New York, finito qui, sulla sabbia bianca, di fronte al mare e con le spalle su questo fottuto muro di pietra. Però c’è un gabbiano che zampetta allegramente, e questa sì che è una notizia! Fratello gabbiano ti informo che sei il primo essere vivente che vedo da quattro giorni, sai parlare l’Inglese? Parlez vous francaise? Hablas espanol?

Ma vaffanculo!

Sei solo un gabbiano di merda, non puoi parlare nessuna cazzo di lingua. Almeno divertimi, fai un balletto! Hey stronzo di un uccello, non volare! Hey torna qui, pezzo di merda!

Ma che cazzo, adesso non c’è più nemmeno quel gabbiano, e fa freddo, il sole è sceso, tra un po’ sarà buio.

E io lo odio il buio. Da quando sono qui tutte le notti mi ranicchio contro questa parete di roccia e cerco di rimanere sveglio il più possibile, cerando di vedere l’alba prima di concedermi il lusso di dormire qualche ora. E questo mi fa stare più tranquillo. Che pensiero stupido, come se gli squali mutanti uscissero solo col buio. Certo che no, se uno volesse potrebbe mangiarmi anche col sole, forse dovrei smettere di dormire. Secondo me si può fare: basta non fare niente tutto il giorno ed il sonno non mi viene più. Sì ma dovrei cercare comunque qualcosa da mangiare, e questo mi farebbe stancare e mi farebbe venire sonno.

Posso provare con il fuoco!

Come ho fatto a non pensarci? Il fuoco tiene lontani gli animali, lo sanno tutti. Avevo un accendino nei pantaloni, oramai si sarà asciugato, dovrebbe funzionare. Infatti funziona!

Ora non mi resta che ammucchiare abbastanza legna per fare un bel fuocherello che duri tutta la notte. Iniziamo con questa palma che mi sembra la più malandata delle tre. Se la colpisco con tutte le mie forze dovrei riuscire a spezzarla. Una bella rincorsa e giù una spallata, proprio come agli allenamenti di football al college: pronti….e…via!

Dolore atroce. La spalla è tutta viola dal collo fino all’ascella. Non riesco ad alzare il braccio. Cazzo cazzo cazzo cazzo! Se si è rotto qualcosa allora è proprio la fine. CAZZO!

Meglio rimanere qui sotto la parete. Speriamo che non si sia rotto niente, altrimenti sono fottuto, in questo stato non potrò accendere nessun fuoco. Sempre che gli squali mutanti abbiano paura del fuoco, in realtà questo non me lo ero chiesto: se sono mutanti magari non hanno paura del fuoco. E poi comunque sono dei pesci, i pesci non l’hanno mai visto il fuoco, come fanno ad averne paura. Certo che sei proprio uno stupido. I pesci non hanno paura del fuoco. Coglione!

Oh…ooooh…ma che? Ma è mattina? No cazzo mi sono addormentato di nuovo. Grazie al cielo sono vivo. Il braccio, non si muove più niente. E fa male se mi sposto un po’ mi vengono delle fitte assurde. Orizzontale, sul fianco sinistro: è così che morirò, di fame, di sete o sepolto vivo dalla sabbia. La vedo già che si avvicina. C’è più sabbia rispetto a ieri, si sta riempiendo di sabbia, finirò ricoperto, non posso farci niente. Ieri non avevo tutta questa sabbia addosso, sono sicuro di no, e poi il sole è coperto, non lo vedo quasi più, forse non lo vedrò mai più, forse non sopravviverò abbastanza per vedere la nuvola che si sposta, morirò senza sole, morirò di sabbia di fame di sete senza sole, col muro in testa, ed il gabbiano non c’è più? Ieri avevo un gabbiano, ora sarei salvo, il gabbiano vuol dire che c’è cibo, ora non c’è più cibo allora? Che cosa mangiano i gabbiani? La frutta? I gabbiani mangiano la frutta! Ed ora non c’è più frutta? Perché il gabbiano se ne è andato? Avrà mangiato tutta la frutta, e poi se ne è andato, e non c’è più frutta adesso, perché il gabbiano se ne è andato.

Però non si sta male, la sabbia è calda, la parete è calda, tutte le cose di pietra sono calde, perché nelle pietre non entra l’acqua, l’acqua? L’ACQUA!

L’acqua è nello zaino, l’acqua è nello zaino, l’acqua è nello zaino, l’acqua, l’acqua, non si muove, non riesco a prendere lo zaino, si muovono solo le dita, devo muovere il piede ci arrivo col piede, i piedi sporchi non devono toccare l’acqua, non posso bere l’acqua sporca con i piedi sporchi.

2\11 – 10 – 2010

In origine non sarebbe dovuto finire con la morte del personaggio, sarebbe dovuta essere una bellissima storia sul salvarsi dalle situazioni più disperate; ma visto che è passato troppo tempo, mi dispiace tanto, però non c’è stato niente da fare; lo ritrovano dopo tre giorni per caso andando a pesca. A proposito, lui si è smarrito come un coglione uscendo in barca, è tipo a 5-6 km da casa, ma non se ne rende conto perchè è un coglione, è giusto che muoia.

 

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