E’ arrivato il rompete le righe!

16 Dic

La protesta è finita, gli scontri di Roma l’hanno fermata, e provate a darmi torto con i fatti, sarei felicissimo di ricredermi. La trappola è scattata ed il topo ci è finito dentro. Emilio Fede ha avuto le immagini che gli servivano per fare la sua faccia sbigottita, la metà dell’Italia che ha votato Berlusconi ha visto una volta di più che l’alternativa sono solo teppisti che bruciano le auto e sfasciano le vetrine dei bravi cittadini che lavorano. L’altra metà che non lo vota si sta frantumando tra i vociare di chi cerca di identificare gli infiltrati, chi prende le distanze dalla violenza, chi invece la violenza la rivendica. Tra dieci giorni è Natale e sarà tutto finito, almeno ci fosse qualcuno che si ricordasse che era stato così anche l’anno scorso, e così tutti gli anni. Sembra che l’obiettivo sia quello, menarsela un po’ fino a dicembre e poi dimenticarci tutto. E questa cosa mi fa arrabbiare.

Ragazzi tutti a casa che è Natale, mamma ha comprato il panettone. Non rompete più le scatole in strada che ci sono i negozi aperti. A proposito, avete scritto la letterina a Babbo Natale? Caro Babbo Natale per me un cellulare, per mia sorella una videocamera e per il mio fratellino una playstation, ah e poi uccidi due finanzieri e fai fermare la riforma Gemini. Ma smettetela!

Questo doveva essere e questo è stato, senza nessuna sorpresa e senza nessuna novità rispetto agli anni scorsi. Il movimento è forte, la piazza brucia, la voce del dissenso si alza alta, Berlusconi si starà cagando sotto. Secondo me per quello ha messo la zona rossa, avrà avuto paura che gli studenti arrabbiati entrassero in Senato e facessero colpo di stato. Ve lo immaginate?

Martedì 14 Dicembre, il Collettivo studentesco entra in forze in Palazzo Madama e dopo un processo sommario giustizia 570 parlamentari, gli altri vengono esiliati a Pantelleria. A breve la formazione del Primo Governo Rivoluzionario.

Prenderci in giro è fin troppo facile. Quanti giornali, siti, trasmissioni, blog, ecc. esistono? Infiniti, basta che a turno si porti in alto un’idea e la settimana dopo la si distrugga. Il meccanismo è conosciuto e chi è al governo è un professionista. E così vaghiamo tra leader di stagione, passioni con la data di scadenza, girando in tondo come le manifestazioni di Nanni Moretti di qualche anno fa, molto simboliche si, ma non del fatto che siamo tutti uguali, simboliche del fatto che non hanno portato da nessuna parte, non per colpe particolari, per carità, semplicemente perché sono scivolate come tutto il resto nella spirale del rumore da telegiornale.

Il problema con cui abbiamo a che fare è culturale, nel senso che c’entrano le nostre abitudini quotidiane, prima fra tutte l’abitudine ad affidare a qualcun altro il compito di pensare per noi; quante cose si potrebbero fare se le persone usassero la propria testa, forse non ci sarebbe neanche bisogno di andare in piazza.

A proposito, in piazza si va per dimostrare al Paese che esistono delle idee alternative, per mobilitare gli indecisi e promuovere la conoscenza dei problemi che si vogliono risolvere.

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