Sono una persona inutile?

13 Gen

Una delle cose più belle che la ragione mi consente di fare è la facoltà di fare delle domande a me stesso, e rifletterci un po’. Allora per esempio capita di chiedersi: “sono una persona inutile?”, la domanda successiva sarebbe: “cosa vuol dire essere utile?”, cosa è utile?

Una domanda davvero complessa che non avrebbe una risposta definitiva neanche se continuassi a rifletterci per tutta la vita (anche se l’idea è più o meno quella); però posso comunque provare a rispondere, in una maniera parziale e non assoluta, ma che mi lasci quantomeno un certo margine di operatività. Voglio dire aprire uno spazio di fronte a me da esplorare dando un senso a questo, per quanto parziale e non definitivo, ma che mi consenta almeno di fare qualcosa per me stesso e per gli altri.

Inizio a cercare una utilità nelle mie azioni valutandole in base alla durata dei loro effetti, presupponendo che si tratti di effetti positivi, e successivamente valuto la portata potenziale delle conseguenze positive delle mie azioni. In parole povere la domanda è “ho mai realizzato in vita mia qualcosa che abbia portato un vantaggio? Quante persone ne hanno tratto vantaggio? Quanto a lungo?”

La risposta nel mio caso è abbastanza deprimente. Se ho cambiato una lampadina a casa mia ho permesso a, diciamo, sei persone di avere luce per un periodo di alcuni mesi. Questo è probabilmente uno dei gesti di maggiore utilità che ho prodotto, non un gran che.

Però ritengo di avere una mentalità positiva, quindi non escludo di porre rimedio ad oltre venticinque anni di relativa inutilità alla causa umana. Diciamo che il mio attuale sviluppo mentale mi ha portato a chiedermi: “quanto vantaggio posso procurare, a quante persone e per quanto tempo, con una mia azione?” ed ovviamente essendo partito col l’idea di rendermi utile in qualche modo, dovrei cercare di prediligere qualche genere di azione che porti almeno in potenza a realizzare vantaggi duraturi per un gran numero di persone.

Però non so se me la sento di entrare in politica. Magari inventerò una soluzione diversa.

Credo che la politica c’entri in qualche modo con il desiderio del personaggio politico di sentirsi amato o quantomeno apprezzato e condiviso; io non ho questo tipo di necessità. Sarebbe frustrante trovarsi ad avere a che fare con persone che sgomitano e si odiano l’una con l’altra, nel disperato tentativo di sentirsi amate, per stabilire chi tra di loro ritiene a buon diritto di potersi sentire il più amato.

Forse non sento questo bisogno perché sono una brutta persona, mentre invece i politici sono dei simpatici bambinoni in cerca di amore. O forse sono stato già amato a sufficienza dalla mia famiglia quando ero piccolo da non avvertire questa particolare carenza nel corso del mio sviluppo mentale. Oppure, terza ipotesi, rivolgo già tantissimo del mio amore nei confronti di me stesso al punto da soddisfare in maniera autonoma qualsiasi fabbisogno interno; circostanza che apre molte ipotesi di discussione sulle mie patologie psichiche, ma preferirei sorvolare.

A questo punto sento il foglio di carta (licenza poetica, in realtà uso word) che mi rivolge una domanda: “Francesco, ma tu avverti il bisogno di sentirti utile? E se si, perché?”

Cavolo, non lo so. Potrebbe essere una tara genetica o sopravvenuta in seguito, nascosta sotto forma di molecola nel mio cervello; verrebbe da chiedersi se è una cosa solo mia o se molti, o tutti, al mondo provano queste sensazioni. Se fosse così potrebbe essere dovuto a strutture arcaiche della mente umana, argomento su cui non so molto. Sembra una bella domanda.

Prendendo il mio caso, direi che la cosa nasce dal mio istinto di conservazione, in pratica quella cosa che ogni essere vivente prova quando sente la propria vita minacciata. Un istinto di conservazione particolarmente forte che agisce su un cervello non evoluto porta alla ricerca di mezzi di autodifesa rudimentali: unghie e denti per gli animali, armi per gli uomini. Mano a mano che il cervello si evolve si avverte il bisogno di agire sulla riduzione delle possibilità di incorrere in una minaccia per la propria vita, così la reazione sarebbe quella di crearsi una buona tana, al riparo dai predatori, o se vogliamo una casa sicura. Estendendo il ragionamento possiamo considerare l’istinto di conservazione come la causa che ha portato alla creazione di strutture sociali volte all’autodifesa, un grande istinto di conservazione collettivo.

Ma se il cervello fosse ancora più evoluto, frase che sottintende che il mio lo sia, allora cercherebbe di agire sulle cause prime della minaccia, ed ecco che siamo arrivati al bisogno di rendersi utili; perché se io non cambio quella lampadina mia madre tenderà a stressarmi ed il mio istinto di conservazione ne risentirebbe. Allora invece di reagire come una mente non evoluta, cioè colpendo mia madre con un bastone, oppure come una mente semi-evoluta, chiudendomi in camera e mettendomi dei tappi per le orecchie, decido di sfruttare appieno le potenzialità dell’evoluzione ed agisco sulla causa della minaccia, quindi cambio la lampadina.

Non sembra un ragionamento complicatissimo.

 

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3 Risposte to “Sono una persona inutile?”

  1. Maurizio 14 gennaio 2011 a 2:36 am #

    Scommetto che al liceo nei compiti di italiano nn ti bastavano mai i fogli! 🙂

    • francescomagno 14 gennaio 2011 a 11:09 am #

      sarebbe bello poter dire di sì, in realtà passavo metà del tempo a discutere di politica col compagno di banco oppure a fantasticare su cose senza senso e finivo sempre in ritardo

  2. Fab.Mar 5 novembre 2012 a 3:20 pm #

    il potere di una lampadina

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