Sarebbero potute essere tre.

13 Feb

Sarebbero potute essere tre. Non una, non due, addirittura tre. Sarebbe stata una giornata fantastica per me. L’avrei ricordata per tutta la vita, il giorno della tripletta; storico.

La colpa non era stata neanche mia; se fosse stato per me ce l’avrei fatta. La prima era venuta così, quasi per caso, non avevo in mente di farlo, non me l’aspettavo. Mi sono ritrovato all’improvviso solo, ce l’avevo di fronte, non c’era nessuno che potesse impedirmelo, e non me la sono lasciata sfuggire.

Non avevo mai fatto una cosa così, non credevo di essere il tipo di persona che fa queste cose; eppure quando era chiaro che i fatti stavano andando in quella direzione, qualcosa si è come acceso in me. Giuro di essermi meravigliato di me stesso, il modo in cui mi sono mosso, la velocità, la decisione, tutto perfetto, come se non avessi fatto altro nella vita.

Quella sensazione si impossessò totalmente della mia mente, improvvisamente iniziai a ripensare a tutte le volte che avrei potuto farlo e non me ne ero reso conto; considerando quanto era stata facile la prima volta, non avevo nessun dubbio che avrei potuto rifarlo quante volte volevo; bastava trovare la situazione giusta.

E la situazione giusta si ripresentò subito. Anzi ero stato sicuramente io a fare in modo che accadesse, ero pieno di me e convinto che non ci sarebbe stata nessuna difficoltà; ridevo. La vidi che camminava da sola, era bella e giovanissima, me ne innamorai subito; pensai che non ero mai stato con una ragazza così bella. Anche lei non oppose quasi nessuna resistenza, mi sentivo un dio. Nonostante la sua bellezza meritasse una suite al Ritz, non riuscii a trovare di meglio che amarla in piedi un vicolo; in compenso il neon che riverberava dalla strada principale le dava una carnagione color latte purissimo, sembrava una di quelle statuette della Madonna, con lo sguardo perso verso il cielo, la bocca mezza aperta e il viso luminoso e chiaro.

Quando ebbi finito le diedi un ultimo bacio sulla bocca e la lasciai lì; non sapevo cosa le sarebbe potuto capitare, spero niente di brutto; ma non era affare mio, mi si era aperto un mondo, non mi ero mai sentito così sicuro di me stesso. Dovevo provarci di nuovo.

Così ricominciai a passeggiare per la strada e a guardarmi intorno. Non vedevo nessuna che potesse anche solo avvicinarsi alla bellezza dell’ultima con cui ero stato, quindi continuai a camminare, sempre più in preda a questo delirio di onnipotenza, totalmente su di giri. Cercavo una terza amante, e volevo che fosse bellissima. Non so quanto aspettai prima di vederne un’altra che solleticasse la mia fantasia; forse mi ero stancato di girovagare, quindi mentii un pochino a me stesso quando guardandola pensai tra me e me che era la migliore di tutte. In realtà rispetto a Miss Madonnina non c’erano paragoni, ma io non volli ammetterlo a me stesso; avevo solo voglia di farlo di nuovo, volevo rimettere in gioco le abilità che avevo scoperto in me, era diventata una sfida.

Mi comportai come ormai sapevo di dover fare: prima mi accertai che non ci fosse nessuno in giro, poi mi avvicinai lentamente ed in maniera disinvolta, quando fui a due metri le saltai addosso colpendola alla testa con la pietra che tenevo nascosta in mano. A differenza delle altre due questa qui non cadde immediatamente; anche se sanguinava rimase in piedi, alzai di nuovo il braccio per cercare di darle un altro colpo, ma lei fu più veloce di me. Sentii una fitta incredibile, e allontanandomi di alcuni passi all’indietro notai il piccolo coltello insanguinato che stringeva in mano. Doveva essere una pazza, perché invece di scappare cercò di colpirmi di nuovo, ma stavolta non mi feci sorprendere e la anticipai colpendola in piena fronte con tutta la forza che avevo.

Questa volta andò giù, e potei trascinarla nel vicolo più vicino, proprio come le altre. La appoggiai su un’auto e le tirai su la testa per baciarla, peccato per quel secondo colpo in fronte, pensai, perché adesso aveva sangue su tutto il viso, e questo la rendeva di sicuro meno attraente. Mentre la baciavo iniziavo a farmi largo nei suoi collant, e mi accorsi che erano sporchi: se la era fatta sotto. Mi resi conto che aveva smesso di respirare; cercai di rianimarla, le sentii il polso, il cuore, ma non c’erano battiti; il secondo colpo era stato troppo forte. Imprecai a voce alta, non avevo nessuna intenzione di fare l’amore con un cadavere; le presi i piedi e le braccia e la trascinai dentro ad un cassonetto; poi mi fermai un paio di minuti a fissarla e mormorando recitai l’unica preghiera che conosco. Richiusi il cassonetto e mi incamminai verso casa; per quella sera ne avevo avuto abbastanza, ero ferito ed avevo la bocca che sapeva di sangue, avevo anche del sangue appiccicaticcio un po’ su tutta la faccia e sulla giacca. Desiderai di non averla colpita così forte, a quest’ora sarebbe stata la terza, e magari non mi sarei neanche fermato lì; ma vabè, pensai, in fondo era stata una bella serata lo stesso.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: