Chiacchierata alle cinque di mattina

25 Gen

io ed il mio amico immaginario parliamo di cinema, letteratura e del senso della vita.

Mentre Francesco diceva queste cose mi resi conto che intorno a noi si era fatto il silenzio, il cd nello stereo era finito, nessuno lo aveva riavviato e nessuno parlava. In realtà non c’era più nessuno.

La festa era finita, se si può chiamare festa una dozzina di adolescenti cresciuti che fanno finta di essere ubriachi e si preoccupano soprattutto di venire bene nelle foto.

Il nostro coinquilino era già nel letto con la sua ragazza, ed il suo amico venuto dal paese suo sdraiato su di un materasso in mezzo al corridoio. Avevano smesso di fare bolle da uno di quei tubi verde fosforescente, pieni per metà di acqua e per metà di esplosioni di buio seguite da rumore di orecchie che parlano fra di loro.

Luca era sdraiato sul divano della cucina, con la testa buttata all’indietro ed il collo sul bracciolo, le gambe mezze piegate ed i piedi sull’altro bracciolo. Un mucchietto di cenere e cicche sotto la sua faccia ed una sigaretta accesa in bocca.

Io avevo un lettino da spiaggia rubato, buttato sul balcone, che in queste situazioni si rivelava il furto più azzeccato della mia vita, e rispondevo ogni tanto ai monologhi di Francesco, con una birra calda tra le mani appoggiate sulla pancia ed un posacenere pieno di cartacce che svolazzavano ogni volta che Fra mi faceva sghignazzare con una delle sue minchiate.

-“E quindi per tutta la vita non importa le cose buone che fai, importano solo le cazzate…”

-“Non importa a chi?”

-“Alla gente, non importa a nessuno! Alla gente importa solo quante cazzate fai, è così che si classificano le persone. Se hai fatto una cazzata allora sei uno a posto, tutto ok, tranquillo, capita a tutti, sapessi le cazzate che ha fatto quello lì e quell’altro e quell’altro là… Mi segui?”

-“Ma di cosa stai parlando?”

-“Di cazzate, cose che non avresti dovuto fare, errori, capisci? Cose di cui non vai fiero, ovviamente non parlo di esserti pisciato nel letto da piccolo o di avere una macchia di dentifricio sulla felpa ed accorgersene solo dopo che sei tornato a casa. Parlo di cose un po’ più gravi, però cose che capitano, cose che a tutti possono capitare, e che bene o male una volta nella vita capitano a tutti. Sai cosa intendo? Di qualcosa si deve pur morire no?”

-“Cosa c’entra morire?”

-“E’ solo un modo di dire… lascia stà, vuol dire che non puoi avere 30 anni e la coscienza pulita di un bambino delle elementari, prima o poi le mani se le sporcano tutti, ed in un certo senso è giusto che sia così.”

-“E perchè sarebbe giusto?”

-“Beh…Innanzi tutto hai qualcosa a cui pensare quando ti senti solo, così non ti annoi e non ti disperi per la solitudine, ma ti disperi per la cazzata che hai fatto, è un meccanismo di difesa dei cervelli, quando rischi di andartene troppo in paranoia scatta il meccanismo e per un motivo o per un altro finisci a pensare alla cazzata più grossa della tua vita e così ti tieni a galla, è come un salvagente, ti dà qualcosa su cui incazzarti con te stesso quando sei troppo depresso per fare qualsiasi altra cosa, ti tiene attivi i neuroni. E’ chiaro adesso?”

-“Quello che hai detto l’ho capito, nel senso che ho capito le parole e quello che vuoi dire, però vabbè, diciamo che mi rimane ancora un po’ oscura questa storia delle cazzate. Comunque vai avanti, ti seguo.”

-“E’ impossibile che non capisci, comunque dicevo che se hai fatto una cazzata sei ok, magari anche due o tre.

Se ne hai fatte dieci allora devi stare attento, sei sul livello di guardia, devi mettere la testa a posto, ti serve una mano per tornare in carreggiata, stai un po’ di fuori, sei uno che sbaglia un po’ troppo spesso, rischi di finire male…”

-“Ok, ok inizio a capire, ma nello spazio tra una cazzata e dieci cazzate? Come sei classificato?”

-“Nello spazio tra una e dieci cazzate stai solo aspettando di arrivare a dieci cazzate, non sei più uno che ha fatto una sola cazzata e non sei ancora uno che ne ha fatte dieci, però ci arriverai presto, prima ancora di rendertene conto, nessuno si ferma a cinque o a sei cazzate, a dieci ci arrivi prima o poi e qui o ti fermi e cerchi di recuperarti oppure stai certo che arriverai presto alle cento cazzate.”

-“Eddai! Cento cazzate? Da dieci schizzi fino a cento?”

-“Contaci! Le cazzate si moltiplicano fra di loro, ognuna si collega con le altre e ti porta a farne sempre di più e sempre più velocemente, il mondo ti crolla addosso, hai di fronte a te una discesa precipitosa, e la percorri accorgendotene solo a tratti, non puoi accorgerti di tutto, ma ogni tanto apri gli occhi, nelle orecchie non senti più niente e ti senti malissimo, ci sei quasi, manca poco…Sei arrivato alle cento, sei completamente fuori, sei bruciato, hai chiuso, ne hai semplicemente fatte troppe, non dico che sei morto, ma vivi ai margini, te ne stai con i tuoi casini e le tue cazzate, più o meno smetti di fare cazzate perchè sei semplicemente stanco, ci ripensi e stai male, vorresti esserti fermato a dieci, vorresti non aver avuto la presunzione di dire che ce la potevi fare da solo, ma comunque ora ci sei, cerca di farcela, un giorno ti senti una merda ed un giorno ti piace quello che fai e pensi che le merde sono tutti gli altri, te ne fai una ragione, ti disperi ma ti passa, e dopo un po’ sai che ti passerà, hai imparato a fartela passare e semplicemente sai come si fa, ti adatti e lasci passare i momenti peggiori, tutto qui.”

-“E questo sarebbe il capolinea?”

-“Non per forza.”

-“Cioè, tu hai detto che uno si stanca di fare cazzate, si sente in colpa, vorrebbe non averne combinate così tante però non riesce a tornare indietro, e quindi? Rimani bloccato…cosa puoi fare?”

-“Cosa puoi fare? Puoi accettare l’ironia folle del mondo in cui viviamo e prendere per buona l’assurda idea che arrivati a questo punto tanto vale continuare, tanto peggio di così non riesci ad immaginare niente a cui sei capace di associare la propria persona.”

-“In pratica non ci si vede in quella situazione e decidi di fare ancora più brutto? Ma perchè? Le cose potranno solo peggiorare!”

-“E’ qui che ti sbagli, perchè dopo che uno ha provato la disperazione della centesima cazzata e non ha preso minimamente in considerazione l’idea di rimpiangere di averle fatte semplicemente sa che le cose non possono peggiorare, lo capisce immediatamente, e quindi va avanti. Le cazzate iniziano a sfrecciare ad una velocità incredibile, la vita diventa un giro sulle montagne russe supersonico, puoi avere paura, ma dopo un po’ capisci che anche la paura ti piace, vuoi tutto e sai che non ti manca niente, se una cosa non riesci ad averla te ne dimentichi subito e pensi ad altro, tanto il giro sulla giostra è talmente veloce che ripasserai per quel punto moltissime volte, potrai avere una seconda possibilità, potrai avere infinite possibilità di rifare quella merda di montagne russe come meglio credi, se un giro sbagli qualcosa riprovi e sti cazzi. Dopo un po’ la gente che ti sta intorno smette quasi di far caso a tutte le tue cazzate, non si chiedono neanche più come fai a vivere in mezzo a tutto quel casino, ed ovviamente non te lo chiedi troppo neanche tu, ogni volta che te lo chiedi ti fa male la testa, dopo un po’ il mal di testa entra a far parte del giro di montagne russe e ti affezioni anche a quello, sempre più veloce e con la testa sempre più sporgente in fuori, per prendere più vento e per vedere più cose tutte insieme, riesci a vedere distintamente immagini che hai avuto nella retina per una frazione di secondo, se vuoi puoi portartele nella memoria per tutto il tempo che vuoi. Puoi imparare a rallentare ed accellerare, il tempo si allunga e si accorcia, anche tu ti senti una specie di elastico, all’inizio ti fanno male le ossa, poi indovina che succede?”

-“Non ci pensi più al dolore delle ossa?”

-“No, ci pensi ma non ti fa più così male.”

-“Ok ok ok, ma fino a che punto puoi spingerti, voglio dire hai superato i cento errori gravi della vita, una cosa che per le persone normali rappresenta già cento volte più della normalità e dieci volte più in là della soglia di non ritorno, convivi con un frullatore dentro il cervello e fuori di te sembra che hai le montagne russe, a questo punto che succede?”

-“E’ qui che viene il bello, perchè arrivi letteralmente volando alla millesima cazzata, il millesimo errore grave della vita, non è neanche lontanamente immaginabile che tu possa tornare indietro, corri il rischio di non riuscire neanche a capire cosa ti sei lasciato dietro, potresti non riuscire ad afferrare l’innocenza patologica in cui giacevi fino alla tua prima cazzata, tantomeno la logica intrinseca della vita che facevi dalla prima alla decima, ti sembrerà assurdo il disperato tentativo di pentirti sulla triste via dalla decima alla centesima, ad un certo punto ti sembra assurdo anche il fatto di aver creduto di correre a mille all’ora, quando era solo la tua testa che si muoveva a scatti ed il tuo sguardo che non si fermava mai più di una frazione di secondo su una immagine. Dopo la millesima ti rendi conto di essere stato fermo o quasi, capisci che puoi immaginare tutto o non immaginare niente, ti senti praticamente al punto di partenza, hai le chiavi delle montagne russe e puoi anche deviare dal percorso. Sei fuori, ma fuori a tal punto che laggiù neanche ti vedono, quindi non riescono ad accorgersi di quanto sei fuori, passi per essere una persona perfettamente normale, hai stravinto, lo hai messo in culo alla vita, sei un mito!”

Dopo averlo ascoltato rapito per tutto questo tempo, essermi lasciato trascinare con la fantasia in un collage di immagini di me in mezzo ad errori, rimpianti e montagne russe, improvvisamente mi sento un bruciore nel petto: capisco inequivocabilmente che tutte quelle cose che Francesco mi ha detto sono solo ed esclusivamente merda.

-“Sei un coglione! Come fai a dire di sapere tutte queste cose?”

-“Le ho lette in un libro, vaffanculo!”

-“Che cazzo di libro parla di queste stronzate?”

-“Non parla esplicitamente di queste stron.. cose, però da quello che dice il libro io ho capito questo, ho dedotto che le cose stanno così”

-“Posso chiederti qual’è questo libro?”

-“Paura e disgusto a Las Vegas”

-“Paura e delirio?”

-“Quello è il film, io dico il libro, la storia originale da cui poi hanno fatto il film.”

-“Quindi secondo te quella è la storia di due tipi che fanno tutte queste cazzate e diventano dei miti? Quindi tu pensi che siano dei miti?”

-“Vaffanculo, non ho detto questo.”

-“Però te ne vai di testa a pensare a quelle cose vero? Vorresti farle anche tu vero? Ti ammazzi di pugnette la notte pensando a te su una Cadillac nel centro di Las Vegas che ti fai di acido e coca vero?”

Ridacchiavo ferocemente, l’ilarità mi aveva donato qualche secondo di lucidità dal torpore, prima di addormentarmi definitivamente, ed in quel momento semplicemente dominavo mentalmente Francesco, lo stavo mettendo in difficoltà. Lui cercò di tirarsene fuori con una domanda a bruciapelo.

-“Sentiamo, quante cazzate pensi di aver fatto nella tua vita?”

-“Coglione, stai cercando di portarmi sul tuo discorso idiota delle montagne russe! Sai che ti dico? Che io non ho mai fatto nessuna cazzata in vita mia, ho ventisei anni e mi sento una verginella, ho la coscienza a posto, tutto quello che ho fatto ha avuto un senso, era perfettamente spiegabile nel momento che lo stavo facendo o almeno era spiegabile per me, quindi mi dispiace se non diventerò mai il tuo mito -risatina da bastardo cazzone- ma credo che di questo passo non arriverò mai a mille cazzate.”

-“Vaffanculo! Non permetterti di considerarmi un coglione, ti ho solo detto un flash che mi sono fatto quando ho letto quel libro, vaffanculo!”

-“Eeeeeehhhhh, quanto siamo permalosi! Dai basta, ci sta una canna rimasta nel posacenere, fumiamocela ed andiamo a dormire, domani ti compro una Cadillac”

-“Vaffanculo, sei solo uno stronzo!”

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