L’esperimento

21 Mar

Questo gabinetto è sporco come non mai, per fortuna il mio capo non è mai venuto a casa mia, figuriamoci che “storytelling” verrebbe fuori dalla visione del mio bagno. Praticamente la cacca che ci ho appena fatto è la cosa meno disgustosa.

Ho la consapevolezza che non lo pulirò neanche oggi, è il mio giorno libero, quindi penso che andrò a dormire almeno un’oretta, mi sveglierà il fattorino del cinese che mi porta la cena che ho ordinato poco fa.

Questa imbecille serenità rilassata e flaccida in cui mi sono accucciato può essere rovinata solo da una cosa: il sesso!

Devo reprimere lo stimolo sessuale fino a ritrovarmi una larvetta morta in mezzo alle gambe, non posso portare una ragazza in questo vomito di casa.

Il corridoio è buio e manco a dirlo, sporco. No cazzo almeno l’aspirapolvere la posso passare, tanto è nell’angolo, basta solo che l’accenda. Cerco di passarla per tutto il pavimento che riesco a raggiungere finchè non arrivo alla fine del filo, il resto della casa è stato sfortunato.

Sono rimasto senza neanche una canna, meglio fare una telefonata.

Suona, rispondono:

-Datemi il gasolio cazzo!

Eleonora capisce al volo.

-Ciao!

Chiudo. Fra cinque minuti la tipa starà già pedalando a velocità di crociera verso casa mia.

Decido di fare un aperitivo con una fettina di ananas sciroppato. Il mio frigo depauperato non offre molto altro, come posata ho una forchettina delle patatine fritte del pachistano, perfetto!

Suonano al citofono:

-Say yes and celebrate!

E’ Eleonora.

Le lascio 10 euro sotto la porta, niente empatia, sto quasi dormando, non sono pronto per un rapporto umano. Niente astio, siamo abituati così, ci conosciamo praticamente da quando siamo nati, le nostre due famiglie abitavano nella stessa palazzina di tre piani, nella città vecchia.

Riesco solo a sentirla borbottare: “Mamm u fridd” mentre si riaffaccia fuori dal portone.

Mi sparo una, bella ciotta. Madre terra riposa con noi stanotte. Voglio mettere il pigiama ma sono già sdraiato e mi si chiudono gli occhi. Quella pingona riesce sempre a trovare roba niente male.

Questa qui poi è una vera perla. Ho già spento la luce, riesco a vedere solo il luccichio della brace, mi immagino i catarinfrangenti che si illuminano sulla strada quando è buio, io sul sedile posteriore, sdraiato. Dormo.

Faccio appena in tempo ad addormentarmi che suona il citofono, è il cinese, prendo il cartone e pago. Ovviamente mi sono dimenticato di ordinare la birra, che Dio abbia misericordia della mia anima e della mia testa di cazzo… e de li mortacci sua!

Mmmm, c’avevo proprio fame. Mangiando mangiando accendo il computer, (Avvio della CPU in corso). Lo sfondo del desktop è una foto di Robert Capa: lo sbarco in Normandia. Cannoni e soldati un po’ sfocati, ma fa la sua porcaccia figura, mi dà quell’aria da intellettuale, se ci fosse qualcuno a vederla, ovviamente.

Scorro la bacheca di Facebook, dò un’occhiata alle canzoni che i miei amici hanno pubblicato: le bionde trecce (bah?!?), Bird is the word cantata da Peter Griffin, perchè no? Metto play, praticamente mi svolta l’umore perchè mi viene voglia di uscire, sono le 9 e mezza di giovedì sera, troverò qualcuno?

Vado in bagno per lavarmi i denti e rimango dieci minuti a fissare la mia faccia nello specchio. Dopo questa attenta ispezione decido che è il caso di strapparmi un pelo dalle sopracciglia, finalmente mi metto il cappotto, ed esco.

Vado a fumarmene una al parco, anzi “il bioparco” come lo hanno ribattezzato quei fighetti della giunta comunale; il nome deve averglielo suggerito una delle loro escort.

N’gul a sor’t che fridd, c’aveva ragione Eleonora.

Sorrido ai passanti come se fossi Pippo Baudo a Sanremo, anche se la mia faccia sembra più che altro quella del comandante Schettino mentre cerca di allontanarsi di soppiatto dalla cabina della Concordia, lo capisco dal ghigno di quelli con cui incrocio lo sguardo. Sono praticamente sicuro che questa è solo una mia paranoia, ma quando inizia non riesco a smettere di pensarlo, ogni faccia, facce sconosciute, ancora facce, una faccia, tre facce, mille facce… mi dimentico della paranoia e continuo a camminare perso nei miei pensieri, guardandomi intorno.

Zucchine su di una bancarella, odore di ammoniaca che viene da un vicolo dove la gente piscia a terra, insegne dei ristoranti addobbate con passione, un locale di scambisti.

Lo spazio diventa tempo, la strada non si misura più in metri ma in passi e quando mi dimentico anche dei passi inizio a rendermi conto solo dei secondi che si accavallano. Il sangue che pulsa nelle tempie, rimbomba nella testa, sono una torre dell’orologio, sono il Big Ben. Stronzio, elemento chimico antipatico ai più.

Gonorrea mentale. Se qualcuno mi guardasse in faccia con un po’ di attenzione riuscirebbe a vedere i pensieri casuali che formandosi nel cervello non trovano motivo di consolidarsi e scolano giù dal naso, sbrodolano sulle labbra e finiscono sulla giacca.

Solo io vedo queste cose quando guardo in faccia la gente?

Non so perchè spesso associo l’odore del vino rosso al sapore del salame. Cosa accomuna vino rosso e salame? Niente, a parte il fatto che insieme sono fantastici, anche se la vera morte sua è un bel formaggio stagionato.

Riso patate e cozze, e poi vedi che ti mangi!

Sto già camminando per i vialetti lastricati del parco.

La genuflessione di un mendicante alla mia destra mi lascia quasi del tutto indifferente, gli lascio venti centesimi solo per via del suo cappotto, che mi fa ridere perchè è completamente nero, lucido come la toga di un giudice.

Arrivo al chioschetto, il dubbio è fra pop corn e patatine. Guardo negli occhi il venditore come se dovesse dirmi lui cosa scegliere.

-Patatine, e una birra grazie.

Mi dirigo verso i muretti, inizio a riconoscere un po’ di facce. Sorrido, saluto. Sono qui per questo in fondo no?

Sorridere e salutare, il passo successivo è parlare. So come si parla, ci provo. Si effettivamente funziona, so parlare, la persona di fronte a me sta ascoltando, non ho dubbi su questo.

Ora parla anche lui, muove la bocca, emette suoni, lo sento, ma non sto seguendo il discorso. E’ come quando sei in un locale di strip-tease e guardi una spogliarellista che balla, guardi le tette, le gambe, il culo, ma non fai caso a cosa facciano, se ti impalli troppo finisci per vederle ferme, bidimensionali, come una foto. Posso solo immaginare l’espressione strafacciata di uno che si imbambola di fronte ad una spogliarellista, ma il suo stato d’animo lo conosco benissimo: vedi questa sagoma di cartone che si muove e nelle orecchie non senti mica la musica del locale… senti “gnignu gnignu gnignu gnignu” è il materasso di casa tua che cigola, questo senti.

Lasci andare il cervello verso la serenità cosmica, cioè dritto tra le chiappe del culo della ragazza, poi quello che sta di fianco a te urla una porcata talmente schifosa che credi di non riuscire ad avere mai più una erezione in vita tua, lasci perdere quel culo e vai al bar del locale a prendere una birra.

Io la birra cel’ho in mano quindi faccio prima, le tiro un sorso che mi ghiaccia le tonsille. Quando riabbasso il collo e riapro gli occhi riesco di nuovo a sentire quello che dice la gente intorno.

-Supercallifragilistichespiralitoso.

L’ho detto! Cioè mentre stavo parlando con un tipo di nome Marco ho detto supercallifragilistichespiralitoso, infatti lui si gira e si mette a parlare con qualcun altro.

Potevo dire qualsiasi cosa, tanto non seguivo il discorso, sapevo da come mi guardava che ero stato zitto troppo tempo, dovevo dire qualcosa. Diciamo che non ho fatto la scelta migliore, devo imparare a pensare più velocemente.

Potendo immillare questi momenti imbarazzanti verrebbe fuori un quadro clinico di tutto rispetto, per fortuna non credo di essere neanche vicino al migliaio, non tengo il conto ma sono sicuro che non è la millesima volta che intervengo in un discorso dicendo supercallifragilistichespiralitoso.

Ooooh ma mi voglio riprendere? Certo che non è la millesima volta, e soprattutto chissenefrega. Francè!

Cambia flash, resetta. Bevo mezza birra in un sorso e mi sento meglio con me stesso.

Mi giro verso un paio di amici (amici, gente) ed inizio a parlare con loro prendendo spunto da una cazzata, una cosa facile. Ho ancora in testa il modo brutale con cui ho concluso la conversazione precedente, quindi sto più attento al mio modo di rapportarmi, il linguaggio del corpo, il timbro di voce, anche le parole.

Sono talmente concentrato su me stesso che incomincio di nuovo a perdere il filo del discorso, ho la faccia che tende ad andarsene per i fatti suoi, devo tenerla ferma, ma non posso usare le mani, sarebbe troppo vistoso.

A poco a poco sento un ronzio che cresce nelle orecchie, ma non è esattamente un ronzio, ricorda il rumore di un cubetto di ghiaccio tra i denti, quando lo stai mordendo, non capisco davvero perchè.

-Hanno dovuto chiamare la guardia forestale per quanto ululava- fa uno.

Io mi ci butto a capofitto.

-Veramente? E perchè? Che era successo?

-Io avrei chiamato la protezione animali- fa un altro.

Ma che stanno dicendo questi? Che conversazione del cazzo è? Mi guardo intorno alla ricerca di qualche altra faccia conosciuta.

Decido di tornare al mio intento originario.

Vado a sedermi su un muretto, in mezzo a gruppi di sconosciuti, senza fare caso a niente. Prendo il mio bel pezzettino e lo scaldo un pochino. Mentre lo mischio al tabacco secerne una specie di olio, ho le dita belle appiccicose e caramellate. Faccio il mio dovere e la accendo. Profumava bene al chiuso di casa mia, profuma ancora meglio nell’atmosfera rarefatta del parco.

Ahy mi corazòn! Me ne frega un cazzo della gente, mi sdraio sul muretto un po’ freddo ma mi sento proprio bene. Pace totale. Comincio a scorrere armoniosamente con lo sguardo da una persona all’altra. Mi sembra di essere sul divano di fronte alla televisione, c’è anche una che mi piace da un sacco di tempo, ma è fidanzata e per cui non ho mai perso la speranza, ci vuole davvero poco a sfidanzarsi. Che tristezza di pensiero.

Tendo ad essere logorroico quando parlo da solo, sarà che ho degli spiritelli simpaticissimi nel cervello. Ho questo personalissimo potere, devo averlo letto da qualche parte (sicuramente su Facebook), se ti senti solo diventa schizofrenico.

Mentre me ne sto come se avessi il sole in faccia su una spiaggia caraibica, mi si para di fronte il pelo biondo di Laura, una vecchia compagna di corso che non ha mai smesso di mandarmi sms con gli orari delle lezioni (da sette anni che non vado a lezione). Praticamente o mi ama segretamente oppure mia madre le paga l’affitto di casa e il suo lavoro è cercare di farmi studiare.

-Hai litigato col barbiere? (Lei, altro punto a favore della teoria del complotto)

-Era una barbiera, mi ha cacciato perchè ci provavo.

-Hahahahaha! Alzati barbone e vieni al bar.

-A fare?

-It’s negroni timeeee! (interviene una sua amica con la faccia da esaurita, o sono io che la vedo così)

Sticazzi, la birra è finita, almeno bevo qualcosa.

-Ok andiamo, comunque io sono Francesco.

-Eleonora.

-Ah come la mia spacciatrice!

-Che?

-La mia lucidatrice, ho chiamato così la lucidatrice che uso per il parquet.

-Davvero? (ha la faccia perplessa, è indecisa, ma propende per la spiegazione che chiamare Eleonora una lucidatrice sia una normale conseguenza di quello che fumo).

In mezzo a queste due farò la figura del tossico in riabilitazione ma… fuck it!

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Una Risposta to “L’esperimento”

  1. kko77 7 aprile 2013 a 6:43 pm #

    Bella serata movimentata! 😉

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